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Discussione: Prima ragazza Down laureata in Italia

  1. #1

    Thumbs up Prima ragazza Down laureata in Italia

    22/03/2011 - LA PRIMA DONNA IN ITALIA

    A Palermo la favola della Down diventata dottoressa Giusi Spagnolo, 26 anni, ieri si è laureata alla facoltà di Lettere con 105 "Mi resta un sogno: insegnare ai bambini"
    LAURA ANELLO
    PALERMO
    Che per lei la parola Down fosse soltanto una declinazione dell’esistenza e non una condanna, lo aveva fatto capire molto presto. Era ancora una bambina, sette anni o giù di lì, quando aveva zittito parenti e amici riuniti in salotto: «Io non sono Down, sono Giusi, Giusi Spagnolo». Adesso quella piccoletta con gli occhi azzurri che sprizzano ironia è una dottoressa, insignita dell’alloro alla facoltà di Lettere dell'Ateneo di Palermo con il voto di 105 su 110. Fiori, parenti commossi, festa con amici e colleghi, tutto normale per questa ragazza di 26 anni che è la prima donna Down a laurearsi in Italia. Al maschile solo due i precedenti noti in Europa: quello di Andrea Brambilla, che nel 2005 coronò i suoi studi universitari alla Statale di Milano, e quello dello spagnolo Pablo Pineda, diventato attore, insegnante, maître à penser.

    Un traguardo tagliato proprio, e per caso, nella Giornata mondiale delle persone con sindrome di Down, salutato con emozione dall’associazione delle famiglie, seguito con le lacrime da papà Bernardo e da mamma Teresa, ma pure da Maria Pia Caputo, l’insegnante privata che l'ha accompagnata dalla materna alla maturità classica. Quello fu il primo schiaffo alle diffidenze. «Il commissario d’esami - racconta il padre - credeva che mia figlia non fosse neanche capace di tenere la penna in mano. Accorse l'insegnante di Educazione fisica a dire che lei faceva sport come tutti gli altri».

    Adesso eccola davanti alla commissione di laurea, a discutere la sua tesi in Beni demoetnoantropologici, a illustrarla con Romina Mancuso, la dottoranda che l'ha seguita, un gioco multimediale ispirato alla favola della capra e dei cavoli di Fedro. «Un supporto didattico multilingue, interattivo e destinato a tutti i bambini, senza differenze», ha spiegato ai professori mentre cliccava sulla tastiera e le immagini scorrevano sullo schermo. Non a caso, questa creazione andrà a una ludoteca nel cuore della Palermo antica, dove Giusi gioca fin dall’infanzia con bambini normodotati e con handicap, sia siciliani che delle comunità straniere.

    Ma la dedica della tesi è per la sorella Laura, morta pochi anni fa e sua più cara compagna di vita. Di fratelli ne ha altri due, parte di una famiglia che non ha mai mollato. Il padre docente universitario di Fisica, la madre assistente sociale nel carcere dei minori. Lei, Giusi, non crede affatto che con la laurea abbia chiuso la stagione delle sfide: «Spero di partecipare come tutor a laboratori con i bambini e che questo sia l'inizio di un lavoro che amo moltissimo». Lo dice guardando il padre che se la mangia con gli occhi, lei che è piccola, delicata ma di ferro. «Il segreto - spiega lui, ex presidente nazionale dell'Associazione famiglie persone Down - è non porsi ostacoli preventivi, conoscere a fondo i propri figli, cercare in loro il germe di un talento di un'opportunità, assecondarla in ogni modo. Una ricetta che credo sia valida per tutti i genitori, e non solo per quelli che hanno figli con difficoltà maggiori. In una parola, crederci».

    http://www3.lastampa.it/cronache/sez...o/lstp/394413/

  2. #2

  3. #3

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    Scusate la vena un po' polemica, ma come fa una notizia come questa a passare inosservata in un forum di persone coinvolte direttamente nella sindrome di Down?
    Renza

  4. #4

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    Quote Originariamente inviato da magic lamp Visualizza il messaggio
    Scusate la vena un po' polemica, ma come fa una notizia come questa a passare inosservata in un forum di persone coinvolte direttamente nella sindrome di Down?
    Non credo sia passata inosservata Renza... solo che è difficile sempre commentare in questi casi, avendo solo l'informazione dalle testate giornalistiche, di cui tutti sappiamo pregi e difetti. Io ho approfondito, per conto mio, e mi sono fatto una mia idea... che non ho condiviso solo perchè su questi temi è difficile spesso "capirsi". Di certo è un grande risultato, impossibile fino a pochi anni fa... ma non so a che prezzo raggiunto, con che "verità" (credete davvero che uno dei nostri ragazzi possa prendere un 105 "vero" alla laurea e perciò competere poi con i disoccupati normodotati per lo stesso posto di lavoro? Io, in tutta sincerità... no... ma anche se lo fosse di sicuro non sarebbe un obiettivo raggiungibile dalla stragrande maggioranza di essi... e non voglio innescare una rincorsa alla laurea con tutto ciò che questo comporterebbe... nella popolazione down italiana!), e questo basta a farmi restare in silenzio sul tema.
    Preferisco e di molto lasciarmi interrogare sul mio essere genitore... da una persona, sempre a 47 cromosomi, che ieri ha festeggiato con semplicità e circondata da un incredibile affetto, i primi 5 anni della sua vocazione... e l'ha fatto dicedo parole piene di gioia, gratitudine e serenità (nonostante la sua situazione attuale di salute... non proprio ideale diciamo con un eufemismo)... ricevendone altrettante in cambio.
    Ecco, io in questo credo... e da questo mi lascio "impressionare". Una laurea (come nemmeno un diploma) sinceramente mi lascia più indifferente, e di certo non mi da la stessa emozione e speranza.
    Questo è il "mio" motivo però Renza... non necessariamente simile a quello che avranno avuto altri per non fare da cassa di risonanza a questa notizia.
    Non con la mole vincete o fallite ... siate il meglio di qualsiasi cosa siete
    www.darioweb.com

  5. #5
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    Quote Originariamente inviato da magic lamp Visualizza il messaggio
    Scusate la vena un po' polemica, ma come fa una notizia come questa a passare inosservata in un forum di persone coinvolte direttamente nella sindrome di Down?
    Intendi la laurea o le giuste osservazioni di Stella? il fatto che non si commenti non vuol dire che è passata inosservata.

    Personalmente quello che mi ha colpito di tutta la rilevanza mediatica della notizia, è stato che al servizio del TG2 ha parlato solo il padre e la ragazza era un'attrice muta e per essere una neo laureata alla facoltà di lettere l'ho trovata una pessima immagine!

    Sull'argomento "laurea" (di cui se n'è parlato a lungo e in tutte le salse sul forum) io non la ritengo un traguardo necessario neanche per i figli normodotati... preferisco il figlio idraulico, ma felice (e di questi tempi guadagnerebbe pure di più di quello laureato ); la ritengo invece un enorme ipocrisia molto in voga, figlia dei tempi moderni, anche a vedere la "qualità" di tanti laureati in giro. Ovviamente io non sono laureata e sono sopravvissuta, quindi potrebbe essere benissimo che la volpe che non arriva all'uva...

    Sul'argomento immagine della persona Down che deve dare il messaggio "possono fare tutto quello che fanno gli altri", beh anche qui ci sono scuole di pensieri differenti. Mio figlio non lo so quello che riuscirà a fare e come lo riuscirà a fare, di sicuro quello che so é che mi piacerebbe che fosse accolto da una società in grado di inserirlo in un qualsiasi ruolo in base a ciò che lui può e sa fare, e di sicuro non sono le notizie come queste che ci aiutano in questo, visto che sottointendono l'omologazione alla normalità per poter fare qualcosa.
    "Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono e per questo si chiama presente"

  6. #6

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    io sono per l'abolizione del valore legale dei titoli di studio nel senso che lo studio e la formazione personale valgono e sono importanti per tutto quello che ti danno di altro rispetto al pezzo di carta. Ti devono aprire la mente, insegnare ad imparare, aumentare la tua naturale curiosità verso le cose del mondo, strutturare la persona e darti la certezza che non si finisce mai di imparare...
    Da parte mia, ho una formazione universitaria di matrice matematico-scientifica, e invece di lavoro faccio tutt'altro, e se mi fossi fermata a valorizzare il mio "Pezzo di carta", in questo momento sarei molto più povera di tutto... perchè avrei perso molto di altro e un altro tipo di capacità di leggere il mondo.
    In caso di disabilità intellettiva, la faccenda è molto molto più complicata. Se a questa ragazza lo studio ha dato quello che dicevo sopra, allora sono molto felice per lei. Se, comunque, a prescindere da quello che le ha dato e insegnato, laurearsi era quello che lei voleva, sono felicissima per lei e per la sua famiglia. Ma nient'altro... le lauree non mi emozionano, sono altre le cose che mi smuovono il cuore e la pancia.
    Se devo guardare ai miei sogni, per mia figlia, se dovessi scegliere io un futuro per lei, punterei su altro. Ovviamente spero che sia lei a capire quello che la potrà far sentire felice e realizzata

  7. #7

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    Quote Originariamente inviato da magic lamp Visualizza il messaggio
    Scusate la vena un po' polemica, ma come fa una notizia come questa a passare inosservata in un forum di persone coinvolte direttamente nella sindrome di Down?
    Quindi dovremmo sperare il futuro per i nostri figli con una laurea? Personalmente non è questo che mi interessa, desidero che in primis venga accettato in società con o senza laurea.

  8. #8

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    e che impari ad accettare se stesso, senza dover dimostrare niente a nessuno.

    Poi, ci mancherebbe, per chi ci tiene è pure giusto che possa studiare quanto vuole!

  9. #9

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    La notizia a me personalmente ha fatto un immenso piacere non per il raggiungimento di quell'obiettivo in particolare, cioè la laurea, che non ritengo essenziale nella vita di chiunque, bensì per il fatto che è un esempio a credere fortemente nelle potenzialità dei nostri figli, e ad aiutarli a crescere secondo le loro attitudini e i loro desideri senza porsi aprioristici "paletti".
    Per quanto riguarda mia figlia, anch'io desidero unicamente che sia felice, soddisfatta, appagata, qualunque sia la sua scelta di vita, ma soprattutto che per lei vi sia la possibilità di accedere agli stessi strumenti a disposizione degli altri: credo infatti che la vera uguaglianza sia quella ai blocchi di partenza, non al nastro d'arrivo
    Francesca, mamma di Davide, Rosa, Margherita e Althea.

  10. #10

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    Quote Originariamente inviato da francesca Visualizza il messaggio
    [...]credo infatti che la vera uguaglianza sia quella ai blocchi di partenza, non al nastro d'arrivo
    Commento scherzosamente... che la vita però non è una corsa Francesca (e meno male! Tra l'altro proprio i nostri figli ce la insegnano spesso questa verità!)... e che l'uguaglianza non c'è, oltre che all'arrivo, ... nè ai blocchi di partenza (causa n° di cromosomi, e relativi annessi e connessi)... nè come è giusto che sia... nemmeno rispetto agli aiuti per correre più velocemente (tutto è relativo ) che sono messi a disposizione dei singoli atleti (che pur con tutti i "se" e i "ma" sono comunque di più nel caso dei nostri figli, o no?)
    Non con la mole vincete o fallite ... siate il meglio di qualsiasi cosa siete
    www.darioweb.com

  11. #11

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    piuttosto, questo articolo di Stella mi ha fatto riflettere sul fatto che l'insegnante di lettere delle mie figlie ha ragione a dire che la scuola italiana sta perdendo la capacità di ammorbidire le differenze dovute al contesto socio-culturale di provenienza, e questo della disabilità non è un caso particolare, è solo un caso estremo.
    Togliendo progressivamente le risorse per fare integrazione, ma piano piano anche per fare recupero e lavoro in gruppi, vanno avanti quelli intelligenti, quelli che hanno i genitori che possono pagarti l'"istitutore privato", quelli che hanno i genitori con un alto livello di istruzione e con tanto tempo libero per seguire i figli (doppio privilegio).
    Mi dispiace immensamente. Da parte mia, devo tantissimo di quello che sono e di quello che ho al sistema scolastico pubblico italiano, e putroppo sto assistendo con grande frustrazione all'attuale deriva...

  12. #12

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    Quote Originariamente inviato da aledario Visualizza il messaggio
    Commento scherzosamente... che la vita però non è una corsa Francesca (e meno male! Tra l'altro proprio i nostri figli ce la insegnano spesso questa verità!)... e che l'uguaglianza non c'è, oltre che all'arrivo, ... nè ai blocchi di partenza (causa n° di cromosomi, e relativi annessi e connessi)... nè come è giusto che sia... nemmeno rispetto agli aiuti per correre più velocemente (tutto è relativo ) che sono messi a disposizione dei singoli atleti (che pur con tutti i "se" e i "ma" sono comunque di più nel caso dei nostri figli, o no?)
    bè, il principio di uguaglianza non l'ho inventato io, sta scritto nell'art. 3 della Costituzione, ed il suo significato è proprio questo: deve essere garantita a tutti la possibilità di accedere agli stessi mezzi ed agli stessi strumenti, poi ognuno raggiunge il risultato che può raggiungere con le sue competenze, e qualsiasi sia il numero dei suoi cromosomi; quindi, quello che a me interessa, e quello per cui io non smetterò mai di lottare, anche perchè è un principio fondamentale di un paese che voglia definirsi democratico, è che gli stessi mezzi siano a disposizione di tutti, anche di mia figlia, soprattutto a livello scolastico. Se poi così nella realtà non è non mi sembra una buona ragione per accettarlo supinamente. E comunque certamente non volevo dire che pretendo aiuti in più per i nostri figli, io pretendo solo le stesse opportunità che hanno gli altri, e mi sembra che la metafora dei blocchi di partenza e di arrivo fosse facilmente comprensibile senza possibilità di fraintenderne il significato, attribuendomi l'affermazione che la vita è una corsa ... infatti probabilmente non è una corsa, soltanto, è anche una lotta continua.
    Francesca, mamma di Davide, Rosa, Margherita e Althea.

  13. #13

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    Quote Originariamente inviato da drdlrz Visualizza il messaggio
    piuttosto, questo articolo di Stella mi ha fatto riflettere sul fatto che l'insegnante di lettere delle mie figlie ha ragione a dire che la scuola italiana sta perdendo la capacità di ammorbidire le differenze dovute al contesto socio-culturale di provenienza, e questo della disabilità non è un caso particolare, è solo un caso estremo.
    Togliendo progressivamente le risorse per fare integrazione, ma piano piano anche per fare recupero e lavoro in gruppi, vanno avanti quelli intelligenti, quelli che hanno i genitori che possono pagarti l'"istitutore privato", quelli che hanno i genitori con un alto livello di istruzione e con tanto tempo libero per seguire i figli (doppio privilegio).
    Mi dispiace immensamente. Da parte mia, devo tantissimo di quello che sono e di quello che ho al sistema scolastico pubblico italiano, e putroppo sto assistendo con grande frustrazione all'attuale deriva...
    sono perfettamente d'accordo, siamo noi genitori costretti, ovviamente quando possiamo e nei nostri limiti, a cercare di colmare quella disuguaglianza che lo Stato crea, aggravando ulteriormente la condizione dei nostri figli, senza fornire loro i minimi strumenti indispensabili almeno per acquisire le competenze fondamentali ... e così la disuguaglianza aumenterà ancora, perchè è evidente che come dici tu Cristina avranno beneficio solo quelli che con mezzi propri riusciranno a pagarsi gli insegnati privati ... bello eh?
    Francesca, mamma di Davide, Rosa, Margherita e Althea.

  14. #14

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    In effetti pare che questa ragazza che e' arrivata alla laurea sia seguita fin dalla scuola materna da un "educatore" privato... una ulteriore dimostrazione che la scuola pubblica non e' in grado di offrire le stesse opportunita' a tutti!
    comunque tanto di cappello a Giusi per aver raggiunto questo obiettivo...
    ma quando leggo queste notizie mi rimane sempre il dubbio che siano completamente "vere", che rispecchino completamente quella situazione, magari Giusi per raggiungere questo obiettivo ha dovuto "pagare" in altri termini , magari ha la laurea ma neanche un amica, magari se avesse potuto scegliere non condizionata dalla famiglia (il padre e' un professore) avrebbe scelto di non studiare.... chissa', forse e' laureata ma non e' felice.
    Patrizia (mamma di Flavio 11/03/2005)

  15. #15

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    anch'io mi associo a tutti quelli che hanno detto che la laurea non è certo l'obiettivo e il sogno per i nostri figli. L'importante e che possano integrarsi nella società ed essere apprezzati per quello che sono e che sanno fare. Io spero che possano anche loro trovare una piccola occupazione che li renda soddisfatti di sè stessi, utili e gratificati per i sacrifici fatti e soprattutto che siano felici. Questo è quello che spero per mio figlio!
    noi sorteggiati dal computer di Dio!!

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