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Discussione: Homeschooling: cosa ne pensate?

  1. #1

    Predefinito Homeschooling: cosa ne pensate?

    La nostra legge rende obbligatoria l'istruzione ma non la scuola. Con una comunicazione alla scuola pubblica di riferimento territoriale, una documentazione e un esame annuale fissato ad aprile, la famiglia può scegliere di educare a casa i figli e cercare alternative ritenute più adatte per la loro socializzazione.
    I motivi dietro questa scelta sono tanti: un genitore ha tempo e voglia di istruire i ragazzi, vuole assecondare le loro inclinazioni, non crede nel valore educativo del sistema scolastico e nelle sue dinamiche sociali e interpersonali, oppure semplicemente, ritiene più proficuo il rapporto 1:1 o due, tre, quanti sono i figli.

    Si può istruire a casa un bambino con sdd? Cosa ne pensate? E della sua socializzazione?

  2. #2

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    Io penso che la socializzazione e l'inserimento in un contesto diverso da quello familiare dei nostri bambini sia fondamentale per fargli spiccare il volo... e che malgrado tutti i limiti e le problematiche del nostro sistema scolastico , questo obiettivo sia comunque di importanza tale da superare ogni altra considerazione. Meglio a mio parere , se si ritiene di avere le capacità e gli strumenti per farlo, scegliere di ridurre al minimo il monte ore e integrare con delle terapie e dei percorsi individuali. Importante è ricordare però ( E la scuola sembra aver dimenticato) che per insegnare ai nostri ragazzi ci vogliono competenze specifiche e non ci si può inventare, perché si rischia di scatenare delle reazioni di rifiuto se non si sa come fare e dove fermarci. Da mamma che segue in prima persona i compiti del suo bambino ti assicuro poi che noi siamo troppo emotivamente coinvolti per essere i soli educatori dei nostri figli... rischiamo di fare la fine di quei padri che allenano il figlio in una disciplina convinti di avere per il mani il futuro campione.... e finiscono per rovinare il rapporto con i loro figli

  3. #3

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    Io non ci credo tanto... credo che i bambini dovrebbero andare a scuola. i nostri con sdd poi hanno cosi tanto da imparare dai loro coetanei... è in quel contesto che si impara di più, più che con il tempo 1:1 (le ultime ricerche sull'inclusione suggeriscono di non portare i bambini fuori dalla classe per rixevere il sostegno che hanno bisogno, ma di cercare di integrare il programma adattato il piu possibile dentro la classe).
    Da mamma con un grande coinvolgimento nell'apprendimento di mio figlio poi ti dico che lui lavora molto molto meglio con gli altri (terapisti educatori ecc)... eh, la mamma è sempre la mamma, e per fortuna

  4. #4
    Administrator Pinguino reale L'avatar di paola
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    Io la penso come Anna, i nostri figli hanno bisogno del rapporto con altri bambini della loro età, perchè la loro crescita e maturazione non è data solo dalle competenze didattiche, ma anche dai comportamenti sociali, dal sapersi rapportare con le persone esterne alla famiglia e tante altre cose, in cui il rapporto che troveranno in una scuola è fondamentale.
    "Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono e per questo si chiama presente"

  5. #5

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    Io penso che, al di là della sdd, questa proposta viene fatta per bambini/ragazzi che di solito hanno delle disabilità molto gravi, o che hanno problemi di salute per i quali la comunità scolastica mette in rischio la sua vita.
    Riguardo alla sdd o altre disabilità, questa soluzione, rischia di diventare una scuola "speciale" in famiglia, un isolamento vero e proprio del bambino, che non verrà inserito in nessuna comunità.
    A che pro, tutto questo? Per aumentare gli apprrendimenti? ma se poi per anni non ha nessuno con cui condividere i traguardi raggiunti?
    Visto come funziona la scuola, potrebbe essere un modo per ovviare a insegnanti non professionali o competenti...ma a che prezzo? E ne vale davvero la pena?
    E chi farebbe da maestro? il genitore?
    Per me, che ho scelto di avere una babysitter che si occupi dei compiti di mia figlia, per non rovinare il legame affettivo con lei, rischiando di spazientirmi quando non comprende ciò che provo a insegnarli, o minando la sua autostima...questa soluzione la trovo valida solo in contesti particolari di malattia o altro, ma non la appoggerei se ci sono delle realtà scolastiche vicine. Meglio una comunità sociale con scarsi apprendimenti, che non buoni apprendimenti e una comunità sociale assente.
    La bellezza è nella diversità e nelle"diverse diversità" c'è la vera completezza.

  6. #6

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    L'intento del mio post è informativo e di confronto, non esprime una mia posizione.
    Paolo frequenta il nido di pomeriggio e abbiamo avuto molta fortuna con l'educatrice e la struttura, speriamo sia così per tutto il percorso scolastico. Vediamo i suoi progressi a tutto tondo, entra felice ed esce stanco e carico.
    Abbiamo iscritto il grande alla primaria pubblica qui vicino, lui con più remore: cresciuto libero e con la prima esperienza scolastica steineriana, mal si adatta al banco, alla fila per andare in bagno ecc.. Vedremo.

    Mi chiedevo piuttosto se è quanto è conosciuta e utilizzata la possibilità di educare a casa, se è praticabile e praticata con qualche ragazzo con sdd, che rapporti restano con la scuola, che tipo di socializzazione si vive fuori dal giro dei compagni.

    Ho conosciuto una famiglia con molti figli che non frequentano la scuola. Imparano fra musei, libri, fattorie, sport, arte, musica, cinema e frequentano amici conosciuti in questi ambienti, non solo coetanei, bambini con cui hanno affinità. Sono ragazzi sereni, educati e piuttosto colti, che si relazionano con tutti e sono liberi da molti condizionamenti e anche dai compiti!
    Per risponderti, Laura, i genitori insegnano, ma insegnano anche il maestro di nuoto, di musica, e non c'è il rischio che il legame affettivo sia minato da obiettivi scolastici prestabiliti, in quanto il processo di apprendimento continuo è naturale e non si fossilizza su, ad esempio, sillabare, perché fa parte del programma di quest'anno, questo trimestre, perché la classe ora fa questo. Si ritorna su un obiettivo non acquisito in seguito, nel frattempo si fa altro, senza la pressione di una scadenza.
    Insomma, mi sembra un'esperienza molto positiva, non so se sarebbe la stessa cosa con un solo figlio o due o con un bambino con esigenze speciali.

    Ecco, questo mi chiedevo. Come sarebbe, come è per chi lo fa, se c'è chi lo fa.

  7. #7

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    Scusa Dorothea. Spero di non essere stata troppo "forte" o diretta.
    Mi rendo conto che non ho esperienze vissute su cui confrontarmi in tal proposito, della validità di questo tipo di insegnamento.ciao
    La bellezza è nella diversità e nelle"diverse diversità" c'è la vera completezza.

  8. #8

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    Quote Originariamente inviato da mariasole Visualizza il messaggio
    Scusa Dorothea. Spero di non essere stata troppo "forte" o diretta.
    Mi rendo conto che non ho esperienze vissute su cui confrontarmi in tal proposito, della validità di questo tipo di insegnamento.ciao
    Macché, Laura, anzi, scusa tu: sei sempre gentilissima e pacata, lo sei stata anche stavolta. Non hai mica colpa tu se quando scrivo non si capisce un kez. Ciao, un bacio.

  9. #9

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    Io ho esperienza nel senso che conosco chi ha fatto home schooling: a chi è andata benissimo, a chi peggio (nel senso, alla fine è tornato nella istituzione scolastica). Nel mio caso, i miei conoscenti sono ricchissimi e alternativi, e ambedue le cose hanno giovato, potendo contare su risorse e stimoli (parlo ad esempio della scuderia con i cavalli nel casale dove abitano, possibilità di avere 300 mq(!) di spazio su cui giostrarsi e differenziare le attività) decisamente fuori dal comune.
    Pur conoscendo questo, non avrei mai e poi mai fatto questa scelta per i miei figli. Ritengo che manchi ai ragazzini che conosco io l'imprevisto del trovarsi in una classe con altri bambini, ognuno con il proprio percorso e il propro vissuto.. non hanno mai conosciuto il bullo, il timido, il solare.. non hanno mai sperimentato l'emozione della condivisione, e scoprirsi simili anche con chi apparentemente è "diverso".. e senza la mediazione dei genitori. Insomma io vedo la scuola come un momento di crescita TOTALE, e lo valuto importante più per questo aspetto sociale che per la didattica.

  10. #10

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    Quote Originariamente inviato da palma Visualizza il messaggio
    Io ho esperienza nel senso che conosco chi ha fatto home schooling: a chi è andata benissimo, a chi peggio (nel senso, alla fine è tornato nella istituzione scolastica). Nel mio caso, i miei conoscenti sono ricchissimi e alternativi, e ambedue le cose hanno giovato, potendo contare su risorse e stimoli (parlo ad esempio della scuderia con i cavalli nel casale dove abitano, possibilità di avere 300 mq(!) di spazio su cui giostrarsi e differenziare le attività) decisamente fuori dal comune.
    Pur conoscendo questo, non avrei mai e poi mai fatto questa scelta per i miei figli. Ritengo che manchi ai ragazzini che conosco io l'imprevisto del trovarsi in una classe con altri bambini, ognuno con il proprio percorso e il propro vissuto.. non hanno mai conosciuto il bullo, il timido, il solare.. non hanno mai sperimentato l'emozione della condivisione, e scoprirsi simili anche con chi apparentemente è "diverso".. e senza la mediazione dei genitori. Insomma io vedo la scuola come un momento di crescita TOTALE, e lo valuto importante più per questo aspetto sociale che per la didattica.
    La penso esattamente come te, e, aggiungo, questo è uno dei motivi in cui ho fatto fare, fino alle medie, alle mie figlie le scuole di quartiere.
    Sono convinta che con l'homeschooling, se sei impaccato di soldi, diventi più colto e più figo, perché la scuola ha sempre meno risorse e c'è tanto tempo buttato al vento. Per contro, le fondamenta di carattere che ti dà vivere in una scuola vera, che rispecchi la realtà che ti circonda, non te le può dare nessun'altra esperienza.
    E questo, una volta tanto, vale a prescindere dal numero di cromosomi.

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