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Discussione: Lavoro ? chimera o realta'

  1. #1

    Predefinito Lavoro ? chimera o realta'

    So che è un argomento trito e ritrito ma dato che non voglio intasare l'altra discussione ,ne apro una nuova,il titolo dice tutto.
    Molti di voi hanno ancora bimbi piccoli ed è giusto che pensiate all'oggi, sperando in un futuro più inclusivo che comprenda anche la realtà lavorativa,noi siamo già arrivati a questo punto ed è per questo che nell'altra discussione ponevo molto l'accento su ciò.
    Nella realta' in cui vivo la percentuale di ragazzi con SdD che ,terminata la scuola trova un posto di lavoro retribuito li posso contare su di una mano...............la maggioranza è inserita nelle cooperative dove in alcuni casi svolgono delle attività di assemblaggio e altri piccoli lavori ma non sono retribuiti,in alternativa a queste ci sono associazioni o centri dove svolgono laboratori ,altri stanno addirittura a casa non volendo aderire a queste alternative.
    In un momento così critico per il mondo del lavoro non vedo molte opportunità per i ragazzi che vorrebbero e potrebbero mettersi alla prova in un luogo di lavoro vero.
    Giorgio sta facendo da 4 anni un percorso con degli stage lavorativi ma finito questo percorso non so come andrà a finire.
    Nelle realtà vicino a voi come si affronta e che alternative hanno i ragazzi terminato il loro percorso scolastico?esistono anche da voi le cooperative?
    Antonella mamma di Lorenzo e Giorgio

  2. #2

    Predefinito

    Antonella io sono la mamma di una bimba di quasi 4 anni e per il momento a lavorare siamo noi genitori affinchè cresca e sappiamo tutti quanto lavoro ci sia dietro ogni persona con sindrome di down per raggiungere qualsiasi tipo di obbiettivo. Mi inserisco in questa discussione perchè era da un pò che volevo parlarvene e non riuscivo a farlo. Lavoro in una cooperativa sociale che dal 1999 si occupa di minori con difficoltà di varia natura. A volte vengono affidati dal comune di residenza anche casi di minori con diverse abilità tra i quali dei bambini e ragazzi con sdd. quando ancora lavoravo sul campo (perchè da quando sono nate le due piccole pesti ho solo una collaborazione di tipo amministrativo) ho seguito un bimbo con sdd per due anni circa supportando la mamma straniera durante le ore pomeridiane. Uno dei ragazzi da noi seguiti qualche anno fa, lo scorso 11 gennaio ha firmato un contratto a tempo determinato con la mansione di addetto alla vendita presso un laboratorio di tipo artigianale per la produzione di prodotti da forno. Un biscottificio "Pizzicannella" http://www.pizzicannella.com/ voluto dal nostro presidente per favorire l'inserimento lavorativo di persone "svantaggiate". sono stati assunte 3 persone purtroppo a tempo determinato. Ho seguito la messa in opera del laboratorio cosa non facile e l'apertura il 12/12/2015. i ragazzi sono seguiti da un tutor purtroppo però i prodotti di ottima qualità e quindi con un prezzo non competitivo non decollano e le preoccupazioni di noi soci sono tante per il mantenimento dello stesso nel tempo. Io ero presente quando E. ha firmato il contratto non vi nascondo che ho pianto di gioia perchè essendo coinvolta emotivamente ho pensato ...finalmente anche qui da noi al sud prendono piede queste piccole forme di autonomia. Quindi volendo rispondere al tuo scritto una chimera che diventa una piccola realtà!
    Maria Grazia, mamma di Paolo (28/07/2007) e Francesca sdd (16/04/2012)

  3. #3

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    Antonella io penso che molto dipenda dalla città in cui si vive. Qui a Messina dei circa 10 ragazzi down di una associazione di cui faccio parte (di circa 30 anni ognuno) NESSUNO lavora. Ogni tanto fanno qualche corso con tutor in bar, pub, mense dei poveri ma nessuno è retribuito o poi assunto anche part-time. Conosco però ragazzi dell'AIPD di Bari (mia città di origine) che lavorano con contratti a tempo indeterminato dopo aver fatto dei tirocini in prova (come la figlia di una mia amica) o 4 ragazzi appena assunti da un piccolo imprenditore della stessa città (e chi se ne frega se molti malignano sulle sue intenzioni fatte piuttosto per ottenere sgravi fiscali che inserimento di disabili). A Roma sono sicurissima che ci sono ragazzi che lavorano e anche in altre città (vedi il caro Dario). Ma sono ancora pochi troppo pochi per permetterci di tirare un piccolo sospiro di sollievo sul futuro dei nostri ragazzi. Questo è il mio cruccio più grande, non vedo prospettive di lavoro per Marco qui. Per ora cerco di non pensarci, a lui manca ancora un anno al diploma, poi gli farò fare sicuramente i soliti corsi regionali per impegnarlo più che per aprirgli strade lavorative. E poi chissà!
    noi sorteggiati dal computer di Dio!!

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