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Discussione: Lavorano?

  1. #1

    Predefinito Lavorano?

    Ciao a tutti. Volevo chiedere ai genitori degli adulti se i loro figli lavorano e se sì, se hanno voglia di raccontare che mansioni svolgono.
    Grazie

  2. #2

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    Ciao, mia sorella Elena lavora come commessa in un supermercato da diversi anni. È stata fortunata, oltre che senz'altro in gamba e motivata, ed è stata assunta a tempo indeterminato. Si occupa di rifornire gli scaffali e pulire zone interne ed esterne del supermercato.

  3. #3

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    Io conosco personalmente 6 ragazzi che lavorano,uno però purtroppo ha appena perso il lavoro,quasi tutti lavorano in negozi o supermercati ,una grossa catena ha una specie di accordo con il Coordown e 2 infatti lavorano lì anche se in diverse filiali.

  4. #4

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    Ilaria lavora presso una azienda della grande distribuzione alimentare.
    Ha iniziato dubito dopo la maturità con un tirocinio formativo di 9 mesi, poi contratto di
    apprendistato per quattro anni.
    Poi è stata assunta tempo indeterminato.
    Il suo incarico negli uffici dell'azienda prevede l'archiviazione telematica di tutti i documenti fiscali
    e la loro relativa codifica
    L'azienda ha circa 150 impiegati e si è inserita molto bene poi ha avuto sempre la fortuna di
    avere come colleghi di ufficio dei maschi con i quali va d'accordissimo

    Livia

  5. #5

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    Queste testimonianze sono aria per i miei polmoni costantemente in apnea.... Aurora è piccola ma il futuro è la mia grande preoccupazione!
    Un bacio e un grande in bocca al lupo a tutti!!!!
    Federica

  6. #6
    Administrator Pinguino reale L'avatar di zioudino
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    Quote Originariamente inviato da chiala17 Visualizza il messaggio
    Ciao a tutti. Volevo chiedere ai genitori degli adulti se i loro figli lavorano e se sì, se hanno voglia di raccontare che mansioni svolgono.
    Grazie
    Ciao Chiara, leggendo questo articolo di un giornale online mi è venuto in mente il tuo post...
    http://www.laprovinciadivarese.it/st...ia_1114310_11/

    Per legge i ragazzi disabili possono effettuare un solo tirocinio retribuito dal Comune (si parla 300 euro al mese), per 24 mesi. «Dopodiché o li si assume o restano in balia di loro stessi. Per il titolare di un’attività però è impensabile contrattualizzarli, perché costerebbero 25mila euro all’anno, ma chiaramente non hanno la stessa resa lavorativa di un dipendente».

    E' mai possibile che non sia mai stata studiata una formula "ad hoc" per i ragazzi disabili, magari con sgravi o sconti su contributi e imposte della busta paga che rendano così meno onerosa per i datori di lavoro la loro assunzione?

    Qualcuno sa se, per esempio, le associazioni hanno fatto richieste in questo senso?
    Ultima modifica di zioudino; 09-04-2015 a 09:38
    L'anatroccolo non diventa cigno ma vola lo stesso

  7. #7

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    Non ne so molto zioudino...ma dello scritto che hai riportato mi ha colpito una particolare scelta lessicale:

    Quote Originariamente inviato da zioudino Visualizza il messaggio
    «Per il titolare di un’attività però è impensabile contrattualizzarli, perché costerebbero 25mila euro all’anno, ma chiaramente non hanno la stessa resa lavorativa di un dipendente». [/I]
    Interessante che il lavoratore disabile non sia considerato definibile come "dipendente"...IL DISABILE costa tot...IL DIPENDENTE rende tot...non è che a chi ha scritto sfugge qualcosa? Tipo che se una persona disabile viene assunta è anch'essa un dipendente...un dipendente disabile...esiste anche questa categoria di esseri umani nel mondo...guarda un po'! Che poi continueranno a rendere tendenzialmente meno dei dipendenti non disabili...ma almeno hanno diritto di essere chiamati nello stesso modo! No?!
    Margherita, sorella di Elena...da sempre!

  8. #8

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    C'e' la legge 68/1999 sugli incentivi all'assunzione dei disabili la legge 99/2013 (ex decreto legge n. 76 del 28/06/2013) che prevede anche incrementi del fondo per i diritti al lavoro. Questi incrementi, pero', son briciole, come vedrai.
    Varese e' la mia provincia (lo era) ed e' densa di iniziative. Nel mio paesello c'e' una cooperativa che si occupa di assemblaggi e litografia e integra il lavoro di disabili e volontari, completandone la produttivita'. E' una formula che si basa sulla solidarieta' per funzionare, quindi a sostenibilita' relativa, come mi capita di notare per tutti i centri piccoli.

    So anche di altre realta' nel varesotto, alcune piuttosto grandi e multisettoriali, la cui sostenibilta' finanziaria fa affidamento su fondi speciali.
    Non sono a conoscenza di centri che abbiano prodotto un business plan viabile e redditizio, senza dover contare sul coinvolgimento di volontari, genitori e su risorse finanziarie destinate a progetto, quindi non eterne o fondi locali non sempre disponibili in forma continuativa e per importi sufficienti. Questo e' un difetto spero temporaneo del nostro Bel Paese.

    Piuttosto, qui in Tanzania, conosco varie imprese proficue, ad esempio a Iringa il Neema Craft impiega disabili nel bar ristorante e albergo e nella produzione di bellissimo artigianato locale che viene venduto ai turisti. Qui, pero', siamo in una economia in forte sviluppo e in un tessuto sociale che rende possibili molte cose da noi per il momento irraggiungibili.

  9. #9

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    Un altro limite grosso all'inserimento lavorativo mi sembra la mancanza di attribuzione di mansioni adeguate alla risorsa che si intende assumere.
    Ovviamente un tirocinante viene pagato meno, in considerazione del suo diritto di apprendere e della limitata produttivita' iniziale, anzi, lo schema salariale prevede un contributo per la formazione, cosi' per le assunzioni tramite agenzie interinali.
    Non so se esiste il disegno di un piano retributivo e di carriera idoneo. Se no, va fatto.

  10. #10
    Administrator Pinguino reale L'avatar di zioudino
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    Hai perfettamente ragione Marghe...ma si sa, alcuni giornalisti non hanno molta dimestichezza con le parole

    Quote Originariamente inviato da marghe Visualizza il messaggio
    Che poi continueranno a rendere tendenzialmente meno dei dipendenti non disabili...ma almeno hanno diritto di essere chiamati nello stesso modo! No?!
    Anche questo concetto, comunque, è opinabile. Durante il servizio civile ho lavorato per parecchi mesi in una cooperativa sociale fianco a fianco con ragazzi disabili...erano tutti con una disabilità mentale lieve. Si montavano ruote di bicicletta, era un bellissimo ambiente, con due educatori giovani e intraprendenti....si lavorava sodo e c'erano anche momenti di svago, anche nel dopo-lavoro. Comunque ti garantisco che quei ragazzi lavoravano e rendevamo molto di più di tanti altri "lavoratori normodotati" che ogni tanto mi capita di incontrare...
    L'anatroccolo non diventa cigno ma vola lo stesso

  11. #11

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    Quote Originariamente inviato da zioudino Visualizza il messaggio
    Anche questo concetto, comunque, è opinabile. Durante il servizio civile ho lavorato per parecchi mesi in una cooperativa sociale fianco a fianco con ragazzi disabili...erano tutti con una disabilità mentale lieve. Si montavano ruote di bicicletta, era un bellissimo ambiente, con due educatori giovani e intraprendenti....si lavorava sodo e c'erano anche momenti di svago, anche nel dopo-lavoro. Comunque ti garantisco che quei ragazzi lavoravano e rendevamo molto di più di tanti altri "lavoratori normodotati" che ogni tanto mi capita di incontrare...
    Sì, infatti il mio "tendenzialmente" voleva proprio sottolineare questo...anche se è innegabile che a parità di impegno e buona volontà un lavoratore senza disabilità probabilmente "produce" di più o meglio di uno disabile nella maggior parte delle mansioni...certo a volte la dedizione che "i nostri" mettono nelle attività loro affidate è una qualità rara.
    Margherita, sorella di Elena...da sempre!

  12. #12

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    Cmq se volete vedere qualche lavoratore disabile all'opera (anche se purtroppo ora la situazione lavorativa di uno dei ragazzi è cambiata in peggio...) eccovi un thread in cui trovate il link ad un filmato di qualche anno fa...
    http://www.pianetadown.org/showthrea...026-Al-lavoro!

    (per me è stato carino riascoltare cosa aveva raccontato di sè mia sorella e pensare a cosa è cambiato e a cosa è restato tale... )
    Margherita, sorella di Elena...da sempre!

  13. #13

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    Quote Originariamente inviato da marghe Visualizza il messaggio
    Sì, infatti il mio "tendenzialmente" voleva proprio sottolineare questo...anche se è innegabile che a parità di impegno e buona volontà un lavoratore senza disabilità probabilmente "produce" di più o meglio di uno disabile nella maggior parte delle mansioni...certo a volte la dedizione che "i nostri" mettono nelle attività loro affidate è una qualità rara.
    Concordo, e ogni risorsa neoassunta e' un crescendo di produttivita' e una riserva di potenziale ancora inespresso. A maggior ragione i "nostri", per i quali il luogo di lavoro e' un'opportunita' di crescita continua.
    Saro' idealista e manco dall'Italia da molto tempo, ma secondo me la questione non andrebbe ridotta alle "assunzioni obbligatorie" e agli sgravi fiscali, ma andrebbe supportata da politiche attente allo sviluppo delle risorse umane, personale e professionale. Quindi non demansionamento, ma "rimansionamento" all'interno di un percorso a cui partecipa un intero team. Questo tipo di gestione e' anche una delle chiavi del successo aziendale.

    Mi piacerebbe fare una ricerca fra i modelli produttivi di successo che integrano i disabili a vari livelli e vedere le loro policy sul personale. Alla faccia del Jobs Act.

  14. #14

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    In Italia purtroppo vige un modello aziendale molto datato, e ne risentono tutti, disabili e non.
    Io faccio parte di una categoria protetta, ma ho visto molte lacune in questo sistema di assunzioni, spesso operato solo per ottenere sgravi fiscali, senza un reale motivo e volontà all'inserimento.
    C'è anche una classe dirigenziale vecchia e un po' ottusa, pensa a quello che succede alle donne che vorrebbero fare carriera e si trovano tagliate fuori per una gravidanza, invece che essere considerate comunque una risorsa.. una mia amica ha lavorato come una matta fino al 9 mese di gravidanza, in una posizione molto importante, solo da casa perché aveva minacce d'aborto.. ma era sempre reperibile e attiva. Non è stata sostituita. Però alla fine il premio di produzione non le è stato assegnato.. anche se il suo gruppo di lavoro ha avuto risultati eccellenti. Quando è tornata dopo la maternità, resa poi difficile dal fatto che il bambino aveva seri problemi cardiaci ed è stato operato alla nascita con un intervento molto delicato, ha dovuto lavorare 3 volte di più di quanto faceva prima, per recuperare la posizione perduta.
    E menomale che si tratta di una figura socialmente privilegiata, molto benestante, amica stretta dell'amministratore delegato.. non oso pensare a cosa capita alle persone "normali" o per tanti versi svantaggiate. Nell'ultimo decennio si è fatto un gran parlare di risorse umane. Mi sembra però che siamo ancora lontani dal comprendere e sfruttare al meglio (in senso positivo per ambedue le parti, chi offre e chi riceve lavoro) il concetto di "risorsa". Ho visto la serie hotel 6 stelle, in quel caso mi è sembrato che ogni ragazzo fosse stato valutato con accuratezza, e in base alle sue predilezioni e capacità, fosse stato inserito in una mansione che potesse rispecchiarne al meglio le doti, e anche potesse far ottenere un buon livello di produttività per l'azienda. Ovvero, ti faccio lavorare non per pietismo, o perché pago meno tasse, ma sei anche in grado di svolgere dopo adeguato tirocinio un lavoro con competenza. E quindi, tanto lavoro e fatica, ma niente frustrazioni da una parte e dall'altra.

  15. #15

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    Quote Originariamente inviato da palma Visualizza il messaggio
    Ho visto la serie hotel 6 stelle, in quel caso mi è sembrato che ogni ragazzo fosse stato valutato con accuratezza, e in base alle sue predilezioni e capacità, fosse stato inserito in una mansione che potesse rispecchiarne al meglio le doti, e anche potesse far ottenere un buon livello di produttività per l'azienda. Ovvero, ti faccio lavorare non per pietismo, o perché pago meno tasse, ma sei anche in grado di svolgere dopo adeguato tirocinio un lavoro con competenza.
    Ehm... siamo proprio sicuri che non c'entri proprio nulla la pubblicità che il "brand" si è fatto con una bella serie televisiva di effetto... visto che non credo che i ragazzi in questione siano poi stati assunti?
    Hotel a 6 stelle credo sia stata una grande opportunità di "cultura", ed in questo senso penso abbia rappresentato un grande successo, ma non credo che l'integrazione lavorativa si faccia... su un set televisivo, ma nell'oscuro lavoro quotidiano...
    Scusate il disincanto.

    Quote Originariamente inviato da dorothea
    Concordo, e ogni risorsa neoassunta e' un crescendo di produttivita' e una riserva di potenziale ancora inespresso. A maggior ragione i "nostri", per i quali il luogo di lavoro e' un'opportunita' di crescita continua.
    Su questo argomento credo varrebbe la pena di aprire un discorso sul significato della parola "produttività". E' ovvio che see si misura in "N° di bulloni avvitati al giorno" (per fare un esempio risalente agli albori della civiltà industriale) non c'è possibilità di competizione, nè probabilmente di convenienza meramente economica da parte del datore di lavoro. Ma nel caso particolare dei nostri ragazzi, la "produttività" per lo stesso datore di lavoro credo si possa tradurre in un "effetto domino" che la presenza stessa di lavoratori "superdotati" nel team può provocare nello stesso. L'entusiasmo infatti che dimostrano è spesso contagioso... il paragone con se stessi, che serve a relativizzare... crea empatia e spirito di squadra (cosa rarissima in ambienti competitivi per definizione, alla faccia di tutto quello che viene contrabbandato spesso dalle politiche del personale), e suscita energie e risorse attrimenti non attivabili nelle persone, creando un clima di lavoro a volte molto più costruttivo e perciò efficiente ed efficace (da cui... produttivo), dove la gente lavora più volentieri etc etc.
    I nostri ragazzi infatti, non corrono il rischio di essere visti come dei "competitors", per ovvie ragioni che qui non mi sembra il caso di ricordare e questo da un lato fa abbassare tutta una serie di difese che permettono quasi miracolosamente di raggiungere l'obiettivo dello spirito di squadra e del lavoro collaborativo... dall'altro attiva tutta una serie di atteggiamenti costruttivi e di collaborazione e supporto che normalmente faticano ad attivarsi.
    Ovviamente è un discorso di carattere generale. Ogni caso va visto a sè...
    Poi c'è tutto il discorso (in senso positivo) del poter apparire una Società attiva nel campo della Social Responsability di Impresa e ricevere perciò un ritorno di immagine positivo dai vari "stakeholders", con tutti i vantaggi che al giorno d'oggi questo può portare.
    Credo però che la strada maestra da seguire se si vuole riuscire ad inserire i nostri ragazzi nel mondo del lavoro... e migliorare al tempo stesso i luoghi di lavoro stesso... sia proprio questa.
    Altre strade (produttività, sgravi etc etc) sono destinate a fallire perchè oggettivamente impercorribili.
    Non con la mole vincete o fallite ... siate il meglio di qualsiasi cosa siete
    www.darioweb.com

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