Dire in poche battute cosa voglia dire essere genitori di bambini ‘Down’ non è cosa semplice. Soprattutto non è cosa facile a capirsi. Viviamo immersi in una realtà finta, schiava delle forme e senza vera sostanza nella quale la bellezza della confezione supera la sgradevolezza del contenuto. Esser sani, belli, magri, tonici, senza grassi né cellulite può essere utile allo specchio ma in fondo non ad una società sempre più povera di verità e di amore. Già, l’amore, questo sentimento offeso, vilipeso, troppe volte confuso con l’adorazione del bello, del forte e dell’intelligente, con il soddisfacimento dei propri egoismi e che mai si misura con i valori veri della vita, quelli che mettono a dura prova la capacità di accettare chi è diverso. Ed è questo il punto: la diversità. Siamo stati fin troppo a lungo abituati a pensare ai down come a persone diverse da quelle normali senza però essere mai stati sfiorati da una domanda: cos’è la normalità? E rispetto a questo concetto di normalità, ammesso che possa ricavarsene uno, chi starebbe da una parte, chi dall’altra e perché, perché dotarsi di un concetto di normalità? A cosa serve? La verità è una sola: siamo noi stessi a condannare i Down ad essere e rimanere down, li trattiamo da down e ci aspettiamo che facciano cose da down. Siccome hanno una forma degli occhi diversa dalla nostra li mettiamo in quella stupida casella ed adottiamo nei loro confronti un ottuso protocollo comportamentale che non aiuta loro a crescere ma, soprattutto, non aiuta noi. Quante volte cerchiamo negli occhi degli altri la stima per noi stessi? Quante volte facciamo dipendere la considerazione per noi stessi dagli atteggiamenti che gli altri hanno nei nostri confronti? Consapevolmente o inconsapevolmente rimandiamo agli altri l’idea che degli altri ci siamo fatti, consapevolmente o inconsapevolmente siamo proprio noi stessi, guardando dentro noi stessi ed usando noi stessi come metro di giudizio, a decidere chi, rispetto a noi, è normale o non lo è. Pretendiamo, con stupida ed arrogante ignoranza, di essere metro di valutazione del mondo intero. E sbagliamo. Non sappiamo cosa ci perdiamo, quanta vera umanità disperdiamo preferendo magari angosciarci per un giudizio negativo di una persona cd. normale e non beneficiare dell’amore immenso che trapela dallo sguardo e dal sorriso di un down, dal suo abbraccio sincero. Cominciamo da noi stessi, cominciamo a credere innanzitutto che i Down non sono veramente diversi da nessun altro, che hanno problemi che qualunque figlio o figlia, ragazzo o ragazza, uomo o donna, hanno nella vita; cominciamo a credere che siamo moralmente obbligati a ricambiare l’amore infinito che essi danno a tutti senza la pretesa di un tornaconto perché loro amano senza interesse e non riescono ad odiarti nemmeno se gli fai del male. Ed in questo – forse è proprio vero- sono davvero diversi da noi. Chi li ha già sa che stiamo parlando di persone meravigliose; chi li ha, ha già alle spalle esperienze di vita che arricchiscono; chi li ha sa che quando dormono sorridono e sognano; chi li ha sa che quando ti ricambiano lo sguardo ed il sorriso lo fanno restituendoteli con gli interessi; chi li ha sa che non conoscono la malizia e la cattiveria; chi li ha sa che non ne potrà più fare a meno; chi li ha sa che quando mancano, quando non ci sono, intorno hai il vuoto; chi li ha sa che cos’è l’amore vero; chi li ha sa che ha l’obbligo morale di testimoniare al mondo intero questo amore. Per questo ci rivolgiamo a tutti, ai genitori di bambini e bambine down, ma anche a chi ha paura di aspettarne uno, noi diciamo: non abbiate paura! Dovete aprire il vostro cuore al dono immenso che vi è stato fatto, dovete capire che al mercato dei bimbi che nasceranno vi è stato riservato uno stand speciale, quello dell’amore vero, quello che ti aiuta a vedere le cose per come sono non per come appaiono. Alle istituzioni e a tutti rivolgiamo lo stesso accorato appello: non abbiate paura! Trattate i Down senza pregiudizi, aspettatevi da loro che facciano le stesse cose che vi aspettate dagli ‘altri’, non li condannate con il pregiudizio di chi già li ha confinati nel mondo delle incapacità. Il loro futuro è nelle nostre, nelle vostre mani, il loro futuro sarà quello che gli avremo nel frattempo preparato. Il futuro è già cultura della non diversità.
Consiglieri: Cristina Cantoni, Giuliana Demichelis, Francesca Del Villano,
Martina Fuga, Cecilia Marino, Alessandro Mosconi, Milena Portolani. .
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